18.8.17

NELLA PERFIDA TERRA DI DIO




"Sono stati giorni belli, quelli là. Strani, ma belli. Poi le cose sono andate a scatafascio, perché la vita è na bastarda."


In questa estate torrida in cui non potrò tornare in Puglia ho pensato di leggere un libro ambientato in Puglia. La mia attenzione e su suggerimento di un caro amico pugliese è caduta su questo romanzo breve ma intenso la cui trama si svolge in una città immaginaria situata tra le province di Taranto e Brindisi.

La trama si svolge su due piani alternati: un prima e un dopo che si intrecciano e si chiariscono sempre di più in un'alternanza che crea suspense e incuriosisce fino all'ultima pagina.
I personaggi sono disparati e apparentemente incongrui: suore, giovani disadattati, un vecchio santone, i  boss della zona e i  loro regolamenti di conti, le voci di un programma televisivo.


"Dio non c'è. Siamo soli. Viviamo come capita e poi tutto finisce. Non c'è altro."

Non racconto cosa succede perché raccontarlo senza svelare il finale non fa bene a questo romanzo, ma svelando il finale toglierei parte della sua stessa forza.
Vi posso dire però che anche se non sembra  qualcosa nello squallore delle vicende narrate lascia una luce di speranza, il non tutto è perduto che piace tanto agli ottimisti come me.

Vi posso anche dire che l'ambientazione dei fatti è terribile nella sua bellezza. Una natura selvaggia e spietata in cui il caldo brucia torrido e il temporale e la pioggia non sono meno estremi dell'afa implacabile.  La notte è popolata da pipistrelli e il giorno da campagne sconfinate e masserie ai confini del mondo in cui vecchi oggetti si accumulano senza logica apparente.

Il sud che non si vede nelle foto di Instagram di Polignano a mare.  Il sud che non ci racconta quasi più nessuno: quello dei regolamenti di conti, della violenza inutile e fine a se stessa, degli impulsi brutali e della credulità popolare sconfitta dall'altra forma di credulità popolare: quella per i giustizieri della televisione.
Il sud che però a me piace di più così perché così me lo ricordo, da prima del turismo di moda degli ultimi anni. Mi piace perché è portato agli estremi ma è riconoscibile, e se una cosa la riconosci la puoi amare e salvare. 

Bello questo romanzo, in cui bestemmie in dialetto stretto, quello che mi riporta alle mie estati da bambina,  si alternano a momenti di poesia e lirismo che solo un grande scrittore sa unire.
Bello questo romanzo. Lo consiglio a chi ama il sud, quello vero, come lo amo io.




Nella perfida terra di Dio
Omar di Monopoli
Adelphi, 2017


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11.8.17

CAPITA A VOLTE CHE TI PENSO SEMPRE





Sul mio comodino trovano sempre posto il romanzo in lettura e una raccolta di poesie. Mi rappacifica col mondo, la poesia sul comodino.

Questa raccolta è di un artista giovane e molto conosciuto, che però ho scoperto solo grazie a queste poesie. Gio Evan ha uno stile leggero, i suoi versi parlano quasi sempre d'amore. Un amore felice, pulito, a volte tormentato ma mai straziante.





Una poesia contemporanea, fatta di riferimenti alla vita normale, a sogni fatti di abbracci e quotidianità.
Poesie brevi, piuttosto simili tra loro per contenuti e vocabolario, capaci però di regalarci qualche ora di sentimenti senza troppe pretese.




Una buona lettura estiva, una buona ispirazione per qualche messaggio a qualcuno su cui vogliamo fare colpo senza strafare.
La grafica è molto bella, chiara, pulita. Tra le poesie ci sono foto di versi attaccati con il nastro adesivo in contesti urbani. Ho apprezzato molto.


 

Capita a volte che ti penso sempre
Gio Evan
Fabbri Ed., maggio 2017
167 pagine



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4.8.17

PAPA' GAMBALUNGA


"Oh, ma che cosa serve discutere con te, un uomo!
Gli uomini non hanno logica e per convincerli si possono fare solo due cose: fargli un sacco di moine oppure trattarli male! E siccome non sono capace di fare la smorfiosa, mi sa che sarò ancora una volta sgarbata!"




Ecco un libro che avrei potuto fare a meno di leggere. Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero.

E' la storia di una ragazzina che vive in orfanotrofio, non un orfanotrofio pessimo, ma non un posto in cui poter essere felici. Un anonimo benefattore decide di regalarle gli studi al college e pagarle tutte le spese necessarie per farle vivere agiatamente gli anni del college. Unica condizione che pone questo filantropo è che la ragazza gli mandi una lettera al mese per tenerlo aggiornato sugli studi, lettere alle quali lui non risponderà.
Sulle lettere della ragazza si compone il romanzo, dagli inizi degli studi, al sogno di diventare scrittrice, fino al conseguimento della laurea e alla scoperta di chi fosse il buon benefattore.
Il quale è un giovane di cui lei era già innamorata, e con il quale, si lascia intendere, inizierà una nuova vita.

Questa edizione del romanzo è la versione "raccontata" da Luisa Mattia, non l'originale, quindi mi aspettavo un'attenzione maggiore all'equilibrio dei ruoli tra maschio e femmina.

La protagonista dipende totalmente dal suo benefattore, un uomo, il quale le dice cosa deve fare e a volte glielo impone. Scrive come una bambina capricciosa anche quando è adulta e potrebbe comportarsi e scrivere come tale. Sogna di fare la scrittrice, ma non sapremo mai se lo farà: sappiamo che si fidanza con un giovane ricco, che le piacciono i vestiti alla moda, che ogni tanto bisticcia con le sue compagne.
Insomma: un'accozzaglia di stereotipi che si sarebbero potuti evitare, per esempio dicendoci se la ragazza avrebbe intrapreso una qualche carriera dopo la scuola, o se davvero poi ha restituito al filantropo il denaro che ha investito in lei.
Questa cosa del milionario che spende una fortuna per una giovane e poi la corteggia la trovo di uno squallore avvilente nel 2017, come è avvilente che lui non si esprima mai ma si limiti a leggere le lettere di lei.

Consiglio questo libro a un pubblico adulto che si voglia fare un'idea di cosa sono alcuni libri per ragazzini: mentre la questione di genere si fa sempre più urgente, ci sono storie che vengono ancora adattate e raccontate senza tenerne minimamente conto.


Papà Gambalunga
di Jean Webster
raccontata da L. Mattia
Giunti Junior, 2011
160 pagine












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28.7.17

JULES E JIM

 "Ho creduto che tu mi tradissi. Ti ho tradito. E' finita"


 


Il secondo romanzo della mia estate è un altro romanzo d'amore.
Siamo all'inizio del secolo scorso, Jules e Jim, due giovani scrittori di due paesi diversi d'Europa, sono grandi amici: condividono passioni, interessi, luoghi e donne.
Una in particolare: Kathe, moglie di Jules e amante di Jim, con il quale intesse una storia d'amore e di passione straordinaria.

I due si amano di un amore totale e crudele.
Si tradiscono, si lasciano, si scrivono, tornano assieme, si lasciano di nuovo e via di questo passo, dividendosi tra la felicità idilliaca della passione e l'impossibilità di farla durare.
Kathe ha due figli, è ricca, è bella, forte. Ha tutto quello che serve per tenere a sè gli uomini che la corteggiano. Ma lei torna a Jim, senza riuscire a restarci.
Come un uragano estivo, l'amore li travolge e fa passare l'arsura che l'ha preceduto, poi porta devastazione e poi ancora la quiete.

Jules, paziente, osserva questa danza d'amore e di disperazione che lega il suo amico e sua moglie e madre delle sue figlie. Osserva ma non può fare niente per salvarli.


"Per tutto il pomeriggio, lui aveva fatto a pezzi il suo amore. Lei rincollò quei pezzi con la gioia che mostrò nel ritrovarlo."

Sullo sfondo di tutto questo, l'Europa decadente degli ultimi imperi: i treni, le spiagge sul Baltico, Parigi, Venezia, Napoli. Tutto è vicino e tutto è esotico, sensuale, irripetibile.

Le donne che ballano nude, che sperimentano la libertà che qualche decennio dopo avrebbero rivendicato in piazza, che divorziano e desiderano figli con uomini che non sono i loro mariti, che si guadagnano da vivere con le loro opere. Gli uomini che le desiderano e le tradiscono ma non le giudicano.

C'è una forte modernità in questa storia. La relazione tra Kathe e Jim, in particolare, potrebbe essere quella che ci raccontiamo tra amiche anche oggi. Le lettere scritte sull'impeto della passione e poi imbucate e poi maledette e rinnegate quando è troppo tardi, non sono affatto diverse dai messaggi che scriviamo e su cui premiamo invio, salvo poi cercare in rete "come cancellare un messaggio e non farlo arrivare su whatsapp".

Il personaggio di Kathe vale da solo la lettura di tutto il romanzo. Mi è piaciuta e mi ci sono riconosciuta molto più di quel che vorrei. Kathe ama in un modo non convenzionale. Ama come si va in guerra, e non trova pace.


"E' bello non avere nè contratti nè promesse, e fare affidamento, un giorno dopo l'altro, solo sul proprio amore. Ma quando soffia il dubbio, si brancola nel vuoto."

Consiglio questo romanzo a chi ama le donne dal temperamento forte, a chi crede che l'amore sia la serenità del quotidiano ma è attratto da storie estreme.




Jules e Jim
di Henri-Pierre Roché
a cura di Ena Marchi

Ed. Adelphi










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21.7.17

GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA



"Lu munno iè nu battaglio de bellezza e de pauro"


C'è una città e in questa città, di notte, Scatorchio si ingroppa d'amore con Sirocchia. Si ingroppano al buio, perché lei è brutta e lui la immagina bella.
Nella città il Sindaco fa mettere una discarica con la promessa di installare un ripetitore per la televisione sul campanile.

La gente insulta il Sindaco perché non vuole la discarica. Cicerchio, innamorato di Sirocchia, è il capo dei "ribelli". Ma Scatorchio, per reazione, difende il Sindaco, convince la cittadinanza, alla fine si fa la discarica.
Sirocchia però è arrabbiata e va con Cicerchio, che la ama con la luce accesa, per quella che è. Lei manda via Scatorchio e lui cerca stratagemmi per tornare con lei: vende parabole alla gente del paese per rendere inutile il ripetitore, vuole mettere perfino una bomba sul campanile col ripetitore.
Con la parabola di Scatorchio una vedova scopre che il marito non è morto: sta in televisione con le donne nude. Anche lei soffre lu doglio d'ammure.
Alla fine la città resta deserta, diventa una gigantesca discarica dove solo Scatorchio vaga per dimenticare l'amore e forse per ricominciare l'amore con una donna conosciuta nella discarica putrida


INTERMEZZO  DEI DIALOGHI CON GESU'
Tra un evento e l'altro, Scatorchio parla a Gesù, a Dio, alla Madonna. Vuole sapere perché Gesù non è stato capace di conquistare il mondo e dargli giustizia, ma nasce ogni anno, vigliacco e incapace come l'anno prima.


INTERMEZZO CON GLI ANIMALI
A fare da intermezzo alla storia ci sono delle stupende descrizioni di animali comuni: ogni animale è un tipo umano. Ognuno ha dentro di sé la propria forza e soprattutto la propria dannazione.
Il gatto è un aprofittatore buono a nulla, incapace perfino di volersi bene, tanto che per superare il suo non amore per se stesso è alla continua ricerca d'amore dagli altri.
Il sorcio pantecano desidera a tal punto le carezze che danno al gatto, che si fa mangiare dal gatto per farsi accarezzare attraverso la pancia del nemico.
Il cane è servo dell'uomo e ne finisce ucciso.
Il gabbiano non trova pace perchè non è mai dove vorrebbe essere, è inseguito dal ricordo del mare, da se stesso, da tutto quello che vuole fuggire per andare non sa dove.
Il pipistrello governa la paura e non invidia la bellezza del mondo, è cieco. Cieco finchè l'urlo di paura della donna gli svela la bellezza, e della bellezza lui muore.
Ce ne sono molti, ed è difficile non riconoscersi, non compatirli, non invidiarli a volte.

Io e le mie compagne Sputafavole nel reading- Portogruaro, luglio 2017


A CHI CONSIGLIO QUESTO LIBRO

Consiglio questo libro a tutti, perchè scava in passioni di una bassezza infima e ci porta in volo verso le vette più alte della poesia.
L'umanità è sola, tutti siamo soli in questo mondo corrotto e sporco, a forse è proprio in questo contesto che è possibile trovare la vera magia: nella discarica, si dice verso la fine, il profumo di un fiore lo senti meglio.
Con un gramellot che ha riferimenti dotti e bassi, passando dalla parolaccia all'invettiva colta e arrivando a un lirismo disperato, con una ambientazione che ricorda La Terra Desolata di T.S.Eliot, questo libro è forse uno dei migliori che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Non è di facile lettura, ma vale la pena provarci.

Dall'orrore ci si può salvare, ed assistere alla propria salvezza è meraviglioso. Perfino Gesù Cristo  torna ogni anno in questo mondo imbruttito: non può salvarci, ma torna. A noi non resta che fare come lui: riprovare, ritornare.

Ho avuto la fortuna di conoscere "Groppi d'amore nella scuraglia" partecipando a un reading in pubblico della Biblioteca di Portogruaro. Per me, leggere ad alta voce brani di questo piccolo gioiello è stato un vero onore e una grande soddisfazione.





Groppi d'amore nella scuraglia
Tiziano Scarpa
Einaudi,2005
(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

14.7.17

PICCOLA OSTERIA SENZA PAROLE


"Una ferita si cura, tante ferite ammazzano. Dalle mie parti ci prendiamo una delusione al giorno, non di più. Aspettiamo che passi."



Piccola osteria senza parole
 
Ho letto questo libro perchè parla di casa mia: è ambientato in quella zona in cui la Bora di Trieste va a morire, in cui il mare è vicino ma non è limpido come in meridione, in cui d'inverno le case si perdono nella nebbia e d'estate nei campi di grano. La zona del Veneto tra Portogruaro e il Friuli, tra Concordia Sagittaria e il mare. Il luogo è Scovazze, che nel nostro dialetto significa "immondizie" ed oltre che essere ovviamente inventato rende da subito chiaro che non si tratta di un posto piacevole, del Veneto delle vacanze e delle cartoline da Venezia. E' un postaccio, ma con la sua poesia.

Un meridionale, Tempesta, arriva in cerca della parte mancante di una foto in cui si vedono un campanile e una donna, in questa parte di nord est che dicevo appunto, si ritrova ospite di gente del luogo in una cascina semi abbandonata.
La sua vicina è una signora che da anni aspetta l'arrivo degli alieni, il suo amico un omaccione di poche parole capace solo di lavorare, la gente che conosce sono gli avventori di un bar, un'osteria dove si parla poco ma dove ogni gesto di chi lo frequenta ha un suo significato.
A fare da sfondo agli amori, agli intrighi e ai silenzi di questa osteria ci sono i mondiali di calcio, Usa 94, il magico momento in cui non esistono più veneti e terroni ma italiani. Il meridionale canta l'inno nazionale, i veneti no, ma poi imparano.

strade tra i fossi, Veneto, estate 2017

C'è di buono in questo romanzo che i personaggi non sono stereotipi. Il meridionale è un uomo che viene visto con sospetto dalla gente del luogo all'inizio: è il terrone che non lavora, ha voglia di parlare e sa insegnare l'amore. Ma poi viene accettato e amato per quello che è e non per quello che rappresenta: i veneti che non sono bravi a promettere amicizia la sanno dare. I luoghi comuni che sembrano essere cavalcati in questa breve storia vengono superati, senza intento morale ma per semplice realismo.

Mi piacciono i personaggi, ognuno con la sua caratterizzazione che è fatta di lavoro, il lavoro di cui si parla così poco nei romanzi italiani, il lavoro che è quello che racconta le nostre vite più di quanto vorremmo. L'avvocato del romanzo non è un avvocato, qui non c'è posto per professioni o velleità di carriera. Qui la gente suda sulle strade da incatramare, va in pensione dopo anni passati a sentire olezzo di stalla, serve ai bar, gestisce bordelli. Non c'è molto di poetico in questo, ma lavorare bisogna e qui c'è il senso del pensiero del posto.
Non esiste altro razzismo dalle mie parti che quello verso chi non ha voglia di fare.

Questi personaggi sembrano dei balordi ma sono in alcune pagine di una poeticità disarmante: Bepo Basso, che sembra un bambino abbandonato a se stesso; Silvana Rasi che che aspetta l'arrivo degli UFO dopo un trauma che solo l'amore l'aiuta a superare;  Carnera, l'omaccione che non sa parlare d'amore ma impara a darne, per citarne alcuni. C'è della volgarità, certo, c'è molto squallore, c'è sporcizia e sudore, ma la bellezza è più umana se nasce dove non la cercheresti

spiaggia di Brussa, citata nel romanzo, estate 2017
Mi piacciono i posti. Li conosco come le mie tasche e nelle loro descrizioni ci ho trovato una magia e una verosimiglianza assoluti. Il vento, la nebbia, la pineta selvaggia vicino al mare, i campanili e i bar, posti normali di una provincia normale.

Luoghi in cui pare non capiti niente, salvo poi scoprire in un colpo di scena finale che qualcosa capita, ma è ben nascosto. Ed è così: le passioni qui non vengono sbandierate, il silenzio ammanta le cose da dire e quelle da non dire nello stesso modo.



E infine mi piace l'amore, perchè questo è un romanzo d'amore. Amore per la propria terra, per la gente, per la moglie e la nipotina che ci cercano al bar, per un uomo brutto ma buono, per l'umanità che non finisce in cronaca per un soffio. Amore come ultimo mezzo di riscatto in una vita che senza non è nemmeno vita.

A chi consiglio questo romanzo

Lo consiglio a chi non conosce il Veneto rurale, per conoscerlo e sorriderci sopra. Lo consiglio a chi ama il Veneto, per vedere che forse non siamo così diversi da come Cuomo ci descrive e non è neanche un male. Lo consiglio a chi vuole una storia a volte rozza, volgare, ma con grandi slanci poetici. Perchè così è la vita.




Piccola osteria senza parole
Massimo Cuomo
Ed. tascabili E/O
240 pagine
anno: 2015












(Questo post partecipa al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma)

28.8.15

la mia vita nuova

percorrere la strada, un passo alla volta.



Sono passati ormai più di otto mesi. In una notte in cui iniziava l'inverno qualcosa succedeva perchè in me dovesse iniziare un'altra primavera.
Non vivo più con quello che era il mio compagno, non vivo più nella casa che ho visto costruire e in cui ho passato otto anni. Non sono stati anni semplici, ma sono stati i primi anni dei nostri figli e in qualche modo cercherò di ricordare e portare con me solo il meglio di quello che c'era.

Adesso non ho tempo di guardare indietro, anche se per forza di cose sono costretta a farlo.
Adesso devo pensare a ricostruire qualcosa di mio, una vita che sia degna della felicità che ho avuto in passato e che credo di meritare come tutti.

Ho scoperto in queste settimane, alcune terribili, altre felici, che essere genitore single mi sta dando una forza e un'autostima inimmaginabili fino a poco tempo fa. Soprattutto mi sono accorta che se la nostra fosse stata una separazione normale adesso sarebbe tutto finito e sarei una persona libera di pensare al mio futuro, cosa che al momento non posso ancora fare perché sono solo all'inizio di un percorso che non so dove mi  porterà.

Ho scoperto che non uscire il fine settimana non è affatto male. Le cene in cui ognuno guardava il suo whatsapp non mi mancano. Come diceva Caparezza, sono fuori dal tunnel del divertimento, sarò invecchiata precocemente, ma non sono più in grado di star fuori tanto per fare, e grazie al cielo questa è una cosa che d'ora in poi posso evitare senza incorrere in musi lunghi e senza dare spiegazioni.

Ho scoperto che con google maps e un buon caricabatterie da viaggio per iphone si può andare ovunque anche coi marmocchi, senza dover avere un uomo vicino. Abbiamo visto mostre, abbiamo fatto bird watching, abbiamo tifato la Reyer dagli spalti, abbiamo pattinato sul ghiaccio, abbiamo nuotato in piscina, ci siamo emozionati al cinema e ci siamo fatti una scorpacciata di cibo cinese. E poi siamo andati al mare, abbiamo adottato un cagnolino, abbiamo visto i fuochi d'artificio e fatto letture in biblioteca.
E in tutto questo ci sono state feste di compleanno, allenamenti di minibasket, recite di Natale, una festa di Carnevale, letture della buonanotte, compiti per casa e repliche di Peppa Pig.
Insomma, tutto normale. Come dovrebbe essere.

Insomma, verranno momenti no, ma sarebbero venuti anche in coppia. Ne erano già venuti, anche quando eravamo in coppia, tantissimi, alcuni davvero difficili da superare. Adesso sono finiti, almeno quelli.

continuare a giocare, senza arrendersi fino all'ultimo secondo.


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